Terremoto in Emilia: evitiamo le armi di distrazione di massa

di Marco Mucciarelli 8 giugno 2012

Cose noiose sul terremoto, ma che devono esser dette

Parlare degli aspetti seri ed importanti del terremoto in Emilia è come pretendere di avere di nuovo il teatro in prima serata televisiva. Sembra che al pubblico piacciano di più il fracking ed il wrestling, HAARP ed i talent show, forse faranno anche un reality con in previsori di terremoti sbarcati su di un isola deserta (certo, se il biglietto fosse di sola andata…)

Io avevo scritto in una relazione del 2009 per la Provincia di Modena che non era affatto una buona idea fare lo stoccaggio a Rivara perchè era noto che lì sotto c’era una FAGLIA ATTIVA.

Quale parte non è stata chiara di FAGLIA ATTIVA in tutti questi anni?

Una faglia attiva può produrre terremoti quando vuole, nel 2009 come nel 2156 o, come è successo nel 2012.

Temo che qualcuno (tutti) abbiano capito che una faglia diventa attiva solo se la si va a stuzzicare con gas o altri fluidi in pressione.

 

 

E’ giusto vigiliare contro lo sfruttamento eccessivo del territorio e la realizzazione di impianti pericolosi.

Non è giusto che il fracking, lo stoccaggio, le trivellazioni diventino al pari di HAARP, di Bendandi o dei Maya delle vere armi di distrazione di massa: per i disinformatori il terremoto non può (non deve) essere derubricato a fenomeno naturale che potrebbe non produrre danni se solo si costruisse bene e dove si può.

Finché il terremoto rimane un sigillo dell’Apocalisse, o il risultato di un complotto demoplutogiudaico,  non comporta il doversi interrogare sulle cause personali e sociali dei disastri (elusione della normativa antisismica, abusivismo edilizio, piani urbanistici disattesi,  risparmi ingiustificati sulla progettazione, ritardi e sottofinanziamenti degli adeguamenti sismici delle strutture esistenti, mancanza di una politica di informazione responsabile sui comportamenti, ecc.)
La faglia di Mirandola è stata riconosciuta come attiva alla fine degli anni 90. Nel 1998 la zona era già stata proposta come sismica nella carta adottata solo dopo il terremoto di San Giuliano del 2002. Purtroppo dal 2003 per puri interessi economici le nuove norme per le costruzioni (OPCM3274 e poi NTC08) sono “convissute” con le precedenti ed il committente di una costruzione poteva decidere con il progettista di optare per l’uno o l’altro dei sistemi.

Ovviamente le nuove norme sono più restrittive e comportano costi maggiori per committenti ed imprese di costruzioni, le cui lobby hanno tenuto duro fino al terremoto dell’Aquila quando finalmente lo scandaloso regime di “covigenza” è stato cancellato.
Sempre grazie all’uso delle armi di distrazione di massa di cui detto sopra, fino a questo momento non mi sembra che si parli di cose concrete tipo:

  1. Dove effettuati, gli studi di microzonazione sismica in Emilia hanno previsto bene il comportamento del terreno, inclusa la suscettibilità alla liquefazione.
  2. La regione Emilia Romagna ha battagliato in sede di Conferenza delle Regioni e P.A. per avere una aliquota maggiore delle risorse per microzonazione, miglioramento edifici privati e adeguamento edifici strategici (ora concessi con l’OPCM4007) proprio sulla base della aumentata conoscenza del rischio sismico della zona
  3. La Regione Emilia Romagna è stata tra le prime a rendere obbligatoria la microzonazione sismica per i piani urbanistici, anche prima dell’approvazione degli ICMS09
  4. Invece il modello federalista delle regioni-fai-da-te non ha funzionato al meglio nell’organizzazione dei soccorsi, nella allocazione delle risorse del volontariato e nella pianificazione delle ispezioni tecniche per l’agibilità. Nei casi dell’Aquila, San Giuliano e Umbria-Marche la gestione centralizzata mi sembra abbia funzionato meglio. Questa emergenza è stata gestita secondo il nuovo regolamento di Protezione Civile, modificato con un decreto attualmente in fase di conversione. Temo che per limitare l’onnipotenza della Protezione Civile degli ultimi anni si sia gettato con l’acqua sporca dei Grandi Eventi anche il bambino, ovvero un sistema di intervento in emergenza tra i migliori nel mondo.

L'articolo originale lo trovi sul sito di terremoti, sismologia ed altre sciocchezze

Una replica a “Terremoto in Emilia: evitiamo le armi di distrazione di massa”

  1. fausto ha detto:

    Bah, le tecniche costruttive italiane sono una cosa terribile. Si guarda solo alle piastrelle del bagno, la solidità della struttura sembra irrilevante.

    E poi il deposito di gas, in una nazione che ormai importa metano per il 90% del consumo; come dire che siccome non riesco a pagare il benzinaio, allora devo fare un serbatoio più grosso. Quale lungimiranza…..