Incentivi fotovoltaico: stop per gli impianti su terreni agricoli

di luca.pistolesi 25 gennaio 2012

Stop agli incentivi per impianti fotovoltaici a terra posti su terreni agricoli: è quanto prevede uno degli articoli del decreto legge liberalizzazioni, che il Governo ha presentato e che sarà esaminato dal Parlamento nelle prossime settimane, per essere convertito in legge.

Cambia quindi la normativa in tema di incentivi alle fonti rinnovabili, su uno dei suoi punti più controversi: l’utilizzo di terreno agricolo per la costruzione di impianti fotovoltaici. Una prassi che era stata duramente criticata da più parti: da chi lamentava la riduzione degli appezzamenti destinati alla produzione di generi alimentari (soprattutto le organizzazioni di categoria degli agricoltori come Coldiretti), ma anche da chi non apprezzava il presunto effetto deturpante sul territorio dei pannelli fotovoltaici. In sostanza, però, il Governo ha voluto soprattutto risparmiare sul conto energia, riservando gli incentivi sulle tariffe solo agli impianti su tetto, che continueranno a goderne.

Per chi ha già cominciato l’iter per la costruzione di impianti fotovoltaici a terra c’è ancora margine di tempo per concludere la pratica e accedere agli incentivi. Difatti, saranno ammessi tutti gli impianti che hanno ottenuto il titolo abilitativo o anche soltanto per i quali sia stata presentata la domanda entro la data di entrata in vigore del decreto legge. Dunque, chi ha presentato Dia o Scia per l’impianto entro la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale (prevista a giorni) accederà alle tariffe incentivate, a condizione che l’impianto sia collegato alla rete entro un anno.

Continuano ad accedere agli incentivi coloro che costruiscono un impianto a copertura di una serra, per un massimo di metà della superficie totale. Decade, invece, il limite di costruzione di impianti a terra di dimensioni superiori al 10% della superficie del proprio terreno: tuttavia, senza più le tariffe incentivanti, qualsiasi impianto a terra è attualmente fuori mercato.

Fonte: ilSole24Ore.com

Costa Concordia: corsa contro il tempo per evitare il disastro ambientale

di luca.pistolesi 17 gennaio 2012

La tragedia della Costa Concordia potrebbe avere conseguenze gravissime anche a livello ambientale: nei serbatoi della nave ci sono infatti 2.200 tonnellate di combustibile (diesel), che se rilasciate in mare potrebbero compromettere in maniera terribile l’ecosistema dell’Argentario, mettendo a rischio 700 specie di flora e fauna, secondo il Ministero dell’Ambiente.

 

Entro giovedì Costa Crociere dovrà presentare un piano dettagliato per il recupero del carburante. Le operazioni cominceranno probabilmente prima della fine di questa settimana, e andranno avanti per molti giorni. “Almeno due settimane, fino a un massimo di cinque” secondo Max Iguera, responsabile della divisione rimorchio, salvataggio e riparazioni del gruppo genovese Cambiaso Risso, rappresentante italiano della Smit Salvage, incaricata di svuotare le 71 cisterne della nave.

Per ora il rischio di fuoriuscita del carburante è basso: lo scoglio che ha causato l’affondamento non ha infatti danneggiato le cisterne. Tuttavia, da giovedì è previsto un sensibile peggioramento delle condizioni atmosferiche: il mare grosso potrebbe spingere il relitto in una fossa adiacente, profonda 70 metri. A quel punto, inabissandosi, la nave potrebbe persino spezzarsi, nella peggiore delle ipotesi. “E’ l’incubo che tutti noi abbiamo da tre notti”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

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