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Report smaschera Eni e Shell: hanno rovinato il Delta del Niger

di luca.pistolesi 11 giugno 2009

http://www.youtube.com/watch?v=Yelv0xpdKyU

Questa è la terza parte della puntata di domenica scorsa di Report, dedicata alla drammatica situazione nel Delta del Niger. L’attenzione si è concentrata in quella zona dopo che, negli ultimi mesi, un gruppo di guerriglieri raccolti sotto la sigla Mend ha perpetrato attacchi agli impianti di estrazione del petrolio, soprattutto della Shell e dell’italiana Eni.

Diversi tecnici, anche italiani, sono stati rapiti e tenuti in prigionia per mesi. Il programma di Milena Gabanelli è andato a visitare quelle zone, è riuscito a contattare i guerriglieri e ad intervistarne i capi.

Il gas flaring
Il gas flaring

Mostriamo su Pianeta la parte della puntata in cui si parla dell’aberrante pratica del gas flaring, ovvero la consuetudine di incendiare volutamente i gas associati prodotti dall’estrazione del greggio. Questo procedimento è stato vietato dal protocollo di Kyoto, dalle disposizioni internazionali e dalla stessa legge nigeriana fin dal lontano 1979. Tuttavia, le multinazionali del petrolio, che dovrebbero investire miliardi di dollari per approntare gli apparati di immagazzinamento dei gas, hanno preferito dare fuoco al gas ogni notte, contaminando un’intera regione del centro dell’Africa e condannando di fatto la popolazione locale a subire terribili malattie.

A chi avesse un po’ di tempo e se la fosse persa domenica sera, consigliamo di vedere l’intera puntata di Report (è interamente disponibile su YouTube). Il gas flaring è il più grave e senza scusanti dei crimini commessi dalle multinazionali nel Delta del Niger, ma non è affatto l’unico. Ce n’è a bizzeffe: posti di lavoro promessi e mai concessi alle popolazioni locali, acque e terreni contaminati dalle fuoriuscite di petrolio, generate da tubature troppo vecchie, collusioni col corrotto potere locale… Il tutto a fronte di margini di guadagno e dividendi per i soci ai massimi storici, anche durante la crisi. Se non dobbiamo sentirci indignati per tutto questo, per che cosa allora dovremmo ancora indignarci?

6 risposte a “Report smaschera Eni e Shell: hanno rovinato il Delta del Niger”

  1. andrea scrive:

    si può cambiare! anzi si deve!!

  2. invader.fractal scrive:

    ENI: investi anche tu nell’energia.
    sì, investite anche voi nell’energia, così magari riescono ad assassinare meglio con i vostri soldi.

  3. william scrive:

    ENI, “codice etico” e Servizi Segreti.

    Indiscrezione tratta dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/5520

    In una surreale seduta Straordinaria del Consiglio di Amministrazione dell’E.N.I. (che trovate trascritta ed in originale) evocato il nome d’un fantomatico giornalista (Altana Pietro) e dei nostri Servizi Segreti Italiani
    Stà scritto lì, nero su bianco, nel verbale del C.d.A. dell’E.N.I.:

    “… l’11 giugno 2004 Abb denuncia alcuni manager dalla sua filiale milanese di occultamento di perdite di 70 milioni di euro e rassegna al PM Francesco Greco due nomi di propri dipendenti, tali Carlo Parmeggiani e Piarantonio Prior, che sarebbero coinvolti anche anche in una tangente al manager di Enipower Larenzino Marzocchi.Mi chiedo per quanti anni ancora sarebbe andata avanti tale forma e genere di crimine se non ci fosse stata nel marzo 2004 l’indagine del professionista della stampa Altana Pietro (fonte ritenuta vicina ai Servizi Segreti) che ha fatto indagini su Enichem, Enipower, ABB; se non ci fosse stata la denuncia al Magistrato da parte di Abb, mi chiedo come possa essere motivato una tale procrastinazione di delittuoso comportamento, per altro verso una pluralità di commissionari, senza che, in più anni e sistemi di controllo aziendali interni siano riusciti ad intercettare alcunché…”.

  4. inquinatore e sfruttatore di povera gente scrive:

    ma quando vi svegliate? credete davvero a tutto cio’ che dicono quei quattro comunisti di merda? Io lavoro in quei creek e vi assicuro che come al solito la verita’ e’ stata distorta. Bisogna parlare solo quando si verificano i fatti sul posto, non per sentito dire!

  5. Giorgio scrive:

    Dal momento che già esistono trattati internazionali che riguardano le procedure operative, sarebbe opportuno, anzi necessario, che i Governi impongano il rispetto di tali criteri, delle loro compagnie, anche al di fuori del territorio nazionale, pena grosse sanzioni amministrative e procedimenti penali per i responsabili

  6. Giorgio Dobrovich scrive:

    Lavoro in una Compagnia petrolifera che, per fortuna, estrae petrolio in casa propria; per questo fatto, mi auguro che non compia gli abusi commessi da Shel, Chevron, Eni, presenti in casa di altri. Sto leggendo un libro di Ken Saro Wiwa, impiccato nel 1995 a seguito delle sue proteste nei confronti del Governo nigeriano e della Shell, in difesa della comunità degli Ogoni. E’ sconvolgente come, una società che in Europa e negli Stati Uniti dichiari di adottare diverse attenzioni per la tutela ambientale e delle persone, al di la delle normative esistenti, SOLO PERCHE’ ESSA CREDE NEL RISPETTO E NEI DIRITTI, e poi in Nigeria, ove esiste un Governo corrotto, non faccia nulla, al solo scopo di aumentare i suoi dividenti, lasciando morire i corsi d’acqua, la terra, l’aria e con essa tutti i suoi abitanti, e per primi donne, bambini, anziani.
    Vergogna!