Pubblicato in: Edilizia Sostenibile

Edilizia in crisi nera, “indispensabili le detrazioni fiscali al 55%”

di luca.pistolesi 3 dicembre 2010

Il settore edile è in ginocchio e chiede a gran voce l’attenzione del governo. Mercoledì scorso imprese e sindacati del settore, insieme, sono scesi in piazza a Roma per reclamare l’attenzione che gli spetta. L’edilizia è stato, nelle crisi passate, il settore trainante della ripresa. Oggi rischia di essere la palla al piede.

Come spiega Legambiente, la grande sfida è rilanciare un settore chiave dell’economia italiana senza mettere in pericolo un bene altrettanto prezioso come quello ambientale. La chiave sta nel puntare sulle ristrutturazioni edilizie e sulla riqualificazione energetica degli edifici.

 Dunque, basta con i fantomatici “Piani casa”: quello che serve è continuare sulla strada delle detrazioni fiscali.

“I numeri del Piano Casa messo in atto dal Governo – ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – parlano da soli: nei 63 capoluoghi che ne hanno fatto richiesta, sono stati depositati solo 2258 progetti di ampliamento, in media 42 istanze per capoluogo che scendono a 20 se si escludono i grandi centri di Veneto e Sardegna. Numeri, insomma – ha aggiunto il presidente di Legambiente – assolutamente insufficienti a risollevare il settore dalla crisi. C’è bisogno di nuove idee e politiche per centri urbani che sostituiscano il modello di sviluppo centrato sul mattone con un altro più moderno e attento all’innovazione energetica e tecnologica.

“Il terreno su cui rilanciare l’edilizia italiana è il recupero del patrimonio edilizio e il miglioramento delle prestazioni energetiche del parco immobiliare esistente, smettendo di favorire l’aumento indiscriminato di brutti edifici, arretrati dal punto di vista tecnologico. Invece di cancellare o ridurre l’ecobonus del 55% per gli interventi di efficienza – conclude Cogliati Dezza – si dovrebbe metterlo a regime e dare così certezza agli imprenditori”.

Sulla proroga delle detrazioni, le notizie sono ancora frammentarie. Dopo l’iniziale stop, sembra che il governo sia orientato nel concedere la proroga per il 2011, ma con una dilazione in 10 anni, invece che in cinque.

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