Marea nera: avanti con l’operazione Top Kill

di Giovanni 28 maggio 2010

La falla al largo della Louisiana

L’operazione Top Kill per bloccare la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico continua. Nel tardo pomeriggio di ieri (ora italiana) la Marina degli Stati Uniti aveva proclamato la sostanziale riuscita dell’operazione: il getto di fango sparato nel condotto tramite il “siringone” aveva momentaneamente bloccato la fuoriuscita di petrolio. Sia la Bp che il Presidente Obama, però, si erano ben guardati dal cantare vittoria: difatti, nonostante il successo iniziale, l’operazione rischiava ancora di fallire.

Di lì a poco è arrivata la conferma a questi timori: Top Kill è stata ufficialmente sospesa per qualche ora per problemi tecnici. Oggi le operazioni sono ripartite: i buoni risultati di ieri fanno sperare che questa sia davvero la scelta giusta, tra le tante possibili.

Nel frattempo, Obama cerca di difendersi dalle critiche che gli stanno piovendo addosso sul modo in cui la sua amministrazione ha gestito la più grave catastrofe ambientale nella storia degli Stati Uniti. Obama ha ribadito che la Bp, unica responsabile del disastro, pagherà fino all’ultimo centesimo dei danni provocati. Fino ad ora la multinazionale del petrolio avrebbe sborsato già 930 milioni di dollari. Obama ha anche spiegato che le operazioni sono state lasciate in mano alla Bp perché disponeva di tecnologie migliori per affrontare l’emergenza rispetto a quelle a disposizione dello Stato, e che comunque qualsiasi decisione presa dalla Bp è stata preventivamente approvata dall’amministrazione. “Mi assumo dunque – ha chiosato Obama – la piena responsabilità per quanto verrà fatto”.

2 risposte a “Marea nera: avanti con l’operazione Top Kill”

  1. antonello laiso scrive:

    Come purtroppo avevo previsto ieri alle ore 12,30 su direttanews.it l’operazione top kill e’ fallita, i notevolissimi sforzi della bp atti alla risoluzione della grave catastrofe, la piu’ importante della storia petrolifera non stanno avendo i risultati previsti,la soluzione migliore a mio avviso anche di tecnico chimico resta la prima in assoluto scartata poiche’ il tempo era di circa tre mesi per l’attuazione, ma in tutti i casi eravamo sicuri che dopo tre mesi……. la nuova trivellazione di pozzi di petrolio (controllatissimi con misure di sicurezza plurime) almeno tre in corrispondenza della falla di diametro maggiore a questa avrebbe fatto si’ che per teoria fisica la pressione della falla si sarebbe quasi annullata essendosi create altre vie di sbocco di diametro maggiore per la raccolta di gas e petrolio.

  2. antonello laiso scrive:

    La prossima mossa della Bp sara’ ancora piu’ rischiosa delle precedenti come annunciato dalla depwater horizon con la quale sono in contatto via mail ossia la piattaforma base,la soluzione numero 5 prevede il tranciamento della tubazione all’ altezza della valvola difettosa e una nuova guarnizione di tenuta onde raccordare una tubaziobe che dovrebbe convogliare il petrolio e il gas metano ad una nave di appoggio posta a 1550 metri sul livello del mare, la bp ha gia’ annunciato che l’operazione comportera’ un aumento del 20% della falla per almeno quattro o cinque giorni nei quali e’ previsto l’intervento post tranciamento della tubazione con valvola rotta,mi hiedo e se non dovesse funzionare neanche quest’altra soluzione tecnico impiantistica sicuramente studiata dai migliori ingegneri della bp cosa succedera’? ci ritroveremo con una falla ancora piu’ampia di petrolio e metano che andra’ ad aggravare gia’ le critiche condizioni della ecosfera marina per le quali sono stati previsti decenni primna del ritorno all’ habitat naturale